martedì 21 luglio 2015

Il pranzo di Babette... il giorno dopo

E' arrivata, Lella Costa, nel suo abito nero luccicante. Un breve preambolo sulle pagine che avrebbe letto di lì a poco. Di fronte al leggio uno sgabello alto. Dietro il leggio decine di persone in silenzio. In attesa.

Lunatica Festival 015 - Lella Costa - Il pranzo di Babette... il giorno dopo.
Foto: Studio 47


La lettura, o per essere più à la page il "reading" ci porterà nella Norvegia di fine Ottocento, nell'umile casa gialla di due sorelle puritane, figlie del compianto decano, fedele ai dettami di Martin Lutero.

E' alla porta di questa casa che arriva, distrutta, Babette. Profuga dai disordini della sua Francia, gli occhi scavati, lo sguardo perso, una lingua differente nel cuore.

Come non pensare a ciò che ci sta accadendo attorno, accompagnati dalle parole di Lella Costa, dalle sue pause, dagli accenti posti su certi termini, mai per caso? Come non associare quell'unica persona alle centinaia di anime che sbarcano ogni giorno sulle nostre coste o che tentano di attraversare i confini inospitali del nostro Nord-Est?

Babette non capisce la lingua, non la parla, non la parlerà e capirà mai bene, ma parlare, capire non le serviranno a molto. Babette è una persona umile, volenterosa, grata, mette le sue forti braccia e la sua esperienza a servizio delle sorelle ospitali e della comunità, al punto che anche i più scettici, i più reticenti ad accogliere nel proprio mondo una francese devono, per forza di cose, ricredersi.

Verso la fine del racconto di nuovo la mente corre ai molti stranieri che vivono in Italia da una vita, spesso (troppo spesso) senza esserne cittadini: Babette vince una somma enorme e, al contrario di ciò che immaginano tutti, non la utilizzerà per tornare nella sua Patria ("Perché Madame? Non ho più niente là..."), ma spenderà ogni franco per ringraziare le sue ospiti e altri dieci commensali vicini alla famiglia. Non solo. Questo pranzo non sarà solo, nuovamente, un gesto di riverenza ma anzi, è con questo pranzo che Babette riscatterà la sua figura agli occhi di chi l'ha accolta: sarà la prova del suo valore e della sua arte.

Lunatica Festival 015 - Lella Costa - Il pranzo di Babette... il giorno dopo.
Foto: Studio 47


La lingua, quanto è importante; oserei dire decisiva. In un paese straniero le difficoltà di linguaggio fanno sì che veniamo percepiti, in automatico, come persone poco intelligenti, che non hanno niente da dire, niente da dare. Quanto spesso interagiamo con uno straniero pensando che sia un ignorante, che non abbia studiato, che sia niente più che un operaio, una badante, un domestico? Quante volte ci fermiamo a immaginare la vita vissuta fuori dai nostri confini, gli affetti, le scuole, i vecchi lavori? Quante volte ci stupiamo di scoprire infermiere, ingegneri, insegnanti, in chi veste umili panni e si accontenta di tanto poco?

Babette, con le sue poche parole, con il suo Norvegese stentato, uscendo prepotentemente da un racconto scritto negli anni Cinquanta, ci scuote dal nostro torpore; la voce di Lella Costa, pianta semi nelle coscienze, in questa fresca serata carrarese.

Forse non ho ben colto il senso di questo reading. Forse il tema centrale era un altro, era il cibo, c'erano chiari riferimenti all'Expo, al nutrire il pianeta.... forse ho messo troppe emozioni personali nell'interpretazione. Non lo so. So che il bello di un ascolto non supportato dalle immagini che qualcuno ha scelto di associarvi è una bellissima esperienza che ci lascia la libertà di essere registi per un paio d'ore, cucendo su altrui parole la nostra personalissima sceneggiatura...




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