martedì 28 luglio 2015

Black Bloc... il giorno dopo!

Non è facile scrivere dello spettacolo di ieri sera. Non mi è facile perché ho apprezzato davvero molto la qualità del testo, l'ottima interpretazione del giovane Maroncelli e l'ambientazione ricreata all'interno di quella stretta stanza dell'ex Ospedale San Giacomo. Ho amato le luci e gli effetti speciali, ho amato l'atmosfera creatasi in mezzo al fumo illuminato di rosso.

Ma ero e resto contro la violenza, ero e resto contro i Black Bloc.



Capisco che questo spettacolo nasce per provocare, nasce per smuovere pensieri, nasce per favorire un altro punto di vista, in generale, sulle cose.

Ma non ce la faccio. E' più forte di me. Non riesco a lasciarmi trasportare nella vita di questo ragazzo, stanco della società che lo circonda, stanco di piegare la testa, che si ritrova, moralmente costretto, a vestirsi di nero e imbracciare una spranga durante una manifestazione.

Ho manifestato, l'ultima volta non più tardi di due mesi fa. Ho letto gli insulti via social. Ho visto poca solidarietà, quasi nessuna. Ho rifiutato di prestare la mia voce ai cori contro la Polizia e i Carabinieri, ho trentatré anni, che diavolo, non quattordici.
Conosco i fatti della Diaz, conosco le sorti toccate a Federico Aldrovandi e a Carlo Cucchi, ma non per questo mi permetto di insultare e provocare un uomo in tenuta anti sommossa, mandato lì a fare il suo sporco lavoro... a che scopo poi?

Mi sono davvero trovata nel testo di Ricciardi. Sono tra quelli che giudicano e per questo possono essere giudicati. Quanto è etico ciò che indossi? Quanto è "comunista" il tuo lavoro? Quanto è solidale ciò che fai mangiare ai tuoi figli? Anche io ho tracciato una linea di demarcazione che aiuta ad applicare un po' di utopia ai compromessi cui dobbiamo scendere ogni giorno per vivere.

E' vero ciò che dice il giovane "manifestante" che abbiamo di fronte questa sera: i temi delle manifestazioni non arrivano quasi mai sui giornali o in televisione, le manifestazioni finiscono in prima pagina solo se legate alle violenze e anche in questo caso il focus si sposta dai perché, illuminando solo i come.

Ma no, resto convinta che non è spaccando una vetrina o un auto che posso far sentire la mia voce. Black Bloc mi fa confessare. Confesso il motivo del mio manifestare. Io Manifesto per rivendicare un'appartenenza, sociale e culturale, generazionale e politica, perché è vero, non credo più che una mobilitazione del Ventunesimo secolo abbia davvero il potere di cambiare qualcosa.

Foto: Melissa Mariotti - Studio47



Ma ho applaudito anche io e molto, nel coro di applausi che si è alzato in quella stanza stretta dell'Ex San Giacomo, ho applaudito finché ho potuto, perché Maroncelli ha interpretato a meraviglia non solo il testo di Ricciardi, ma anche i demoni che si muovono dentro ogni animo, di qualsiasi colore; ha ben interpretato i conflitti interni, gli stereotipi cui dobbiamo porgere il fianco e ha, comunque, spinto la riflessione.

Vi invito ad accorrere, questa sera, alle repliche di Balck Bloc (ore 21:00 e ore 22:00), perché di spunti di riflessione non dovremmo mai essere sazi...




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